La trama del film Dobbiamo Parlare
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Sinossi

Dobbiamo parlare: è questo l’incipit più temuto nei discorsi di ogni coppia….

Vanni, cinquant’anni, è uno scrittore affermato. Linda, trenta, collabora nell’ombra ai suoi romanzi. Hanno un attico in affitto, nel centro di Roma.
Forti del loro amore, al matrimonio hanno preferito la convivenza.

I loro migliori amici, invece, Costanza e Alfredo detto il Prof (un famoso cardiochirurgo) sono sposati, benestanti, e gestiscono il loro matrimonio come una SpA.

 

Una sera, il Prof e Costanza irrompono in casa di Vanni e Linda. Costanza ha scoperto che Alfredo ha un’amante. Parte così una lunga fila di recriminazioni che durerà per tutta la notte, e farà emergere rancori inattesi in entrambe le coppie.

Quale delle due, l’indomani mattina, in quell’attico divenuto un campo di battaglia, resterà in piedi?
vanni

TRE DOMANDE AL REGISTA

Come è nata l’idea del film?

L’idea del film nasce da uno spunto di commedia: in un attico nel centro di Roma vive in affitto una coppia di intellettuali.

Una sera mentre i due si accingono ad uscire si ritroveranno di fatto sequestrati per il resto della serata perché all’improvviso irrompono in casa i loro migliori amici, in piena crisi coniugale.
Il progressivo tentativo di tirar fuori la verità provocherà una sorta di contagio che avvolgerà anche gli altri due amici: la notte, farà emergere una lunga fila di recriminazioni e rancori inattesi in entrambe le coppie e si trasformerà in una sorta di showdown di un’amicizia, della coppia borghese prima, della coppia di intellettuali poi.

A cosa si deve il titolo?

“Dobbiamo parlare” è l’incipit più temuto nei discorsi di ogni coppia, è quella frase tipica, più del mondo femminile, che prelude al momento in cui ci si deve chiarire, è qualcosa che terrorizza perché annuncia che dovranno venir fuori le parole e con esse le verità sottaciute fino ad allora. Ma è meglio parlare o tacere? Forse se si avesse la forza di parlare di meno e abbandonarsi di più alla naturalità delle emozioni senza paura e senza nasconderle le cose sarebbero più semplici. Dentro tutto questo parlare ci si scopre e scoprendosi tutto si complica.
Così può capitare che nel corso di una nottata tra due coppie di amici, venga fuori tutto il non detto di anni. Si tratta di un’epifania deflagrante. Con le parole c’è il rischio che si cominci a scavare fino a raggiungere pericolosamente quella linea d’ombra, in cui forse l’unico amore è quello per se stessi, per la vita che ci è stata data. Allora bisognerebbe non parlare? Muti come i pesci? E se anche i pesci parlassero?»

Nella “carneficina” a cui si assiste ci sono dei nessi con il film “Carnage” e col testo teatrale di Jasmina Reza a cui è ispirato?

Avevo visto e amato il film di Roman Polanski ma personalmente non volevo fare un film che puntasse sull’aspetto claustrofobico dell’ambientazione unica, così come non avevo voluto farlo quando girai “La stazione” che pure si svolgeva tutto in una stanza. Sono partito invece dalla nostra tradizione, da una storia che avesse le sue radici più nella commedia all’italiana perché in fondo “Dobbiamo parlare” è una commedia di caratteri dove chi la fa da padrone sono gli attori: ognuno di loro ha una caratterizzazione precisa proprio come nella nostra commedia di una volta. Il film è raccontato cinematograficamente con delle ellissi, un “lungo viaggio nella notte”, fatto d’amicizia, amore e tradimenti, che una volta giunto il mattino ci mostra dei personaggi molto cambiati rispetto a ciò che erano la sera prima.